♣ Il Disastro del Gleno ♣ |
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♣ Il Disastro del Gleno ♣Dati TecniciIl 29 settembre 1916 Galeazzo Viganò subentra nei diritti all'ing. Gmur; la capacità del serbatoio previsto al piano del gleno è indicata in 3.900.000 metri cubi. Il progetto originario prevedeva la costruzione di una diga a gravità sulla soglia glaciale del piano del Gleno, in corrispondenza dell'incisione con la quale le acque del torrente Povo iniziano la discesa nella valle sottostante. Questa incisione avrebbe dovuto essere chiusa da un tampone ad arco, che fu poi sostituito da una struttura composta da tre grandi archi e generatrici verticali appoggiati alle spalle rocciose e due piloni centrali. Il 5 luglio 1917 iniziano i lavori. Il 7 gennaio 1918 la ditta Viganò chiede otto mesi di proroga per la presentazione del progetto esecutivo. Il 12 maggio 1919 la ditta presenta il progetto esecutivo e tra il 1917 e il 1918 vengono eseguiti i lavori preparatori. Nel luglio 1919 iniziano gli scavi in roccia per l'appoggio della diga e nel giugno 1920 la fondazione dell'opera è in costruzione avanzata. Il 25 agosto 1920 muore l'ing. Gmur. Il 12 agosto 1921 il Genio Civile constata che la costruzione non è più con il sistema a gravità ma con il sistema ad archi e ne informa il Ministero. Nel settembre 1921 sono già costruiti il tampone e le unghie di quasi tutti gli atchi, mentre inizia la costruzione dei pilastri e vengono iniziati gli invasi. Il 19 giugno 1922 il Ministero diffida la ditta Viganò per l'esecuzione delle opere. Ma nel maggio 1923 mancano ormai al completamente della diga solo una decina di metri. Il 22 ottobre 1923, a casua di forti piogge, l'invaso della diga del Gleno si riempie completamente e il 24 ottobre il Genio Civile visita il cantiere. Nel corso di novembre, le perdite si fanno sempre più ingenti. Il primo dicembre, come è noto, la diga crolla travolgendo i paesi sottostanti. La cronologia qui riportata evidenzia come la costruzione della diga con la modalità a gravità fu iniziata solo dopo l'ottenimento della concessione e senza nessuna approvazione del progetto esecutivo. Il progetto stesso fu variato in corso di esecuzione passando dalla tipologia strutturale a volte su contrafforti. La struttura finale si presentava quindi di tipo misto, con una parte superiore a volte e contrafforti in calcestruzzo che appoggiava su una parte inferiore di tamponamento in muratura a chiusura di una ripida incisione fluviale. Inoltre i controlli sull'esecuzione furono del tutto assenti. L'opera fu invasata in fase di costruzione parziale, senza alcuna autorizzazione e senza alcun controllo. Fasi progettuali Il progetto originario dell'ing. Gmur prevedeva una diga a gravità con un tampone ad arco a chiusura della forra di incisione fluviale presente sulla soglia di origine glaciale. Il tampone fu poi sostituito nel corso della progettazione da una struttura composta da tre grandi archi a generatrici verticali appoggiati a due robusti piloni e con le spalle sulla rccia. La diga doveva avere quindi la struttura a gravità a partire dalla quota del ciglio glaciale. Nel 1920 fu concepita la sostituzione della struttura a gravità superiore con una diga ad archi multipli e il piano di appoggio fu posto ad una quota di circa 20m più alta della quota dell'incisione originaria. Poichè in una diga ad archi multipli l'ampiezza della base deve essere notevolmente maggiore, le dimensioni del tampone di appoggio furono integrate con l'aggiunta di muratura e in particolare con l'aggiunta di una briglia di calcestruzzo a ridosso del paramento di monte. Le evidenze dopo il crollo Le evidenze dopo il crollo furono rilevate dal professor G. Ganassini e A. Danusso e risultano ancora oggi riscontrabili. Dopo il crollo lo sbarramento appare aperto per uno sviluppo di circa 80m, con asportazione di tutta la parte curva ad eccezione della pila spalla desra e della pila 13 immediatamente adiacente. La pila spalla sinistra e la pila adiacente 4 della parte rettilinea sinistra sono anch'esse crollate. Il tampone appare profondamente eroso e intaccato, con andamento degradante da monte verso valle. La roccia di fondazione di tampone e pile crollati è esposta a seguito dell'asportazione delle strutture e appare levigata e non trattata, con alcuni fori probabilmente in origine alloggianti armature metalliche di aggrappamento. Le murature di fondazione rimaste, appaiono costituite da pietrame irregolare legato con malta e calce degradata. Una lesione orizzontale interessa tutto il tampone e un'altra è presente a monte sotto gli zoccoli delle pile 12 e 13, che presentano entrambe delle fessure. I getti di calcestruzzo sia delle volte che delle pile appaiono localmente segregati, localmente costituiti di ghiaia rossa e carenti di materiale più fine, con riprese di getto molto evidenti e non curate. Geometrie La sagoma superiore degli speroni fu modificata con il cambioamento della scarpa di valle meno ripida. Le direttrici circolari del tampone di fondazione e della parte centrale non erano concentriche come previsto nel progetto presentato. Perdite d'acqua I periti poterono accertare la presenza di perdite consistenti della struttura di ritenuta, in grado di creare vere e proprie vene d'acqua. Sono riportate perdite fin dai primi invasi del 1921, che risultano crescenti con il crescere dell'invaso, sempre localizzate alla base della diga e che si trasformano talora in violenti zampilli. Materiali I periti accertarono che, mentre il progetto designava la muratura del tampone come muratura in cemento, essa fu realizzata per la maggior parte con calce locale e di cattiva qualità. Quando fu cambiata la tipologia strutturale fu eseguita la demolizione parziale della parte basale gia costruita per costruire il nuovo piano di imposta e le maestranze poterono testimoniare la pessima qualità della muratura oltre alle cattive modalità sia nella manipolazione della calce che nello spegnimento che nell'impiego. Per impostare la nuova struttura fu realizzata una grande platea in calcestruzzo di cemento, che avrebbe dovuto avere uno spessore di 2m ma che in realtà risulta molto inferiore. La calce fu utilizzata solo in alcuni zoccoli, mentre nella diga ad archi fu utilizzato il cemento. In questo modo venne ridotta la dose di legante. La preparazione del calcestruzzo venne effettuata interamente a mano, senza impastatrici e altri attrezzi meccanici. La sostituzione delle grosse pietre con il pietrisco riportata dalle testimonianze potrebbe aver causato un ulteriore impoverimento e magigore eterogeneità del getto, già inizialmente assai povero. La fondazione della diga fu effettuata su roccia sana ma non lavorata, senza trincee e riseghe, senza modificarne la superficie perfettamente levigata. Conclusioni dei Periti I periti conclusero che era da escludere che il terreno di appoggio della diga non si presentasse adatto alle fondazioni dello sbarramento e che il disastro fosse stato causato da qualche tipo di fenomeno sismico. La causa fondamentale del crollo era quindi stata l'insufficienza statica della muratura di appoggio nella parte centrale della diga stessa e la causa immediata ed occasionale del crollo restava indeterminata in assenza di elementi accertati. |
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